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quadrato Un «cantiere della mente».
Bentornato teatro.




  • Il recupero e la riapertura del Teatro Sociale di Stradella erano da tempo obiettivo della Giunta Municipale, del Consiglio comunale, della città tutta. Nonostante il cammino fosse parso, fin dall’inizio, complesso e irto di difficoltà, era prevalsa la convinzione che l’impresa fosse di quelle per cui valesse sicuramente la pena di provare ad impegnarsi. Perché il Teatro Sociale è legato al cuore, al volto, alla storia della nostra città. Perché tra Stradella, la comunità locale e il suo teatro esiste una forte correlazione identitaria, che attraversa più di un secolo e mezzo di storia e che non si è interrotta neppure quando, ormai vent’anni or sono, l’immobile, dichiarato inagibile, venne chiuso al pubblico. Perché, con il nostro passato siamo convinti che bisogna misurarsi e fare i conti, in un rapporto tra antico e moderno che è dialettico per sua natura. Siamo davvero fieri di poter restituire alla città, con un grande sforzo comune, una delle sue più significative istituzioni d’arte e di cultura. Il teatro potrà tornare ad essere momento di crescita civile e culturale non solo della comunità locale, ma saprà – e dovrà – essere punto di riferimento per un intero territorio, in una visione ampia che non voglia limitarsi soltanto all’ombra tranquillizzante di un solo campanile. E’ ovvio che il restauro di un teatro storico restituisce alla collettività non solo un ‘bene culturale’ di prestigio e, insieme, uno spazio naturalmente deputato alla promozione delle attività dello spettacolo. Esso deve saper
    Particolare del fregio e delle cariatidi
del palco reale

    anche essere un tassello fondamentale di un progetto di recupero ancor più vasto e ambizioso; un progetto di valorizzazione
    complessiva del patrimonio storico-culturale di Stradella e dell’intero Oltrepò orientale, intorno al quale andranno
    concentrate le risorse disponibili, ridefiniti spazi e strutture, attivata la necessaria sinergia di idee, di competenze, di soggetti
    interessati. Non solo, quindi, teatro come spazio di consumo, più o meno tradizionale, ma luogo dinamico, aperto alle
    diversità delle arti e alle culture del mondo. Un vero e proprio «cantiere della mente».
    Il teatro può (e deve) diventare punto di forza per una proposta culturale forte e ambiziosa in una comunità locale, laddove la cultura possa davvero essere una risorsa per gli individui e la collettività che, nel mentre accresce la qualità della vita, può anche migliorare le condizioni materiali del vivere civile.
    Palco reale: veduta dal basso
    La costruzione del Teatro Sociale è coincisa con la nascita e lo sviluppo della città moderna. Il teatro è diventato in varia misura, a metà Ottocento, il simbolo del dinamismo economico e della vivacità culturale di una città che entrava prepotentemente nei tempi nuovi della raggiunta unità nazionale(peccheremmo proprio di campanilismo se ricordassimo il nostro Agostino Depretis?). Ebbene, allo stesso modo, il recupero di quel teatro potrà testimoniare, oggi, di una città e di un territorio, che può – e deve – mantenersi fedele custode del proprio passato e del proprio patrimonio storico-artistico ed essere, al tempo stesso, città viva, attiva e proiettata nel futuro, sapendo
    leggere e ripensare con intelligenza la sua storia.
    Alla base di tutto questo c’è l’idea di un progetto che si vuol rapportare alle persone in carne ed ossa (tanti corpi insieme, nello stesso momento, per vedere lo stesso programma); che vuol essere un’alternativa alle convenzioni e alle abitudini imposteci dai mezzi di comunicazione di massa, dove il ‘grande fratello’ è, ormai, la metafora inquietante del conformismo culturale e della mancanza di senso critico.
    Recuperare un teatro, anche nella più piccola località, significa ritrovare un elemento decisivo di socialità e di identità di un territorio; significa ritrovare la consapevolezza delle proprie radici proprio di fronte alla omologazione indifferenziata dei
    nostri tempi; significa poter custodire la memoria di quel che siamo stati, come singoli e come comunità, prima che questa
    memoria sia perduta per sempre e nello stesso tempo scoprire che altri approdi all’orizzonte sono possibili. Non dimenticando
    mai gli approdi, più o meno recenti, da cui siamo partiti.
    Tutti conosciamo l’Odissea. La vicenda di Ulisse che torna a Itaca, la sua isola, dopo aver vagato per anni per il mondo.
    Ebbene, solo chi custodisce un’idea di Itaca in fondo alla propria memoria è l’Ulisse capace di esplorare le diverse terre del
    mondo. E’ il viaggiatore che riesce a stupirsi di tutto ciò che è nuovo rispetto all’isola da cui è partito. Chi invece non ha un
    punto di partenza è solo un girovago, che consuma inutilmente il tempo e lo spazio, senza approdo e senza meta.
    Io credo che il recupero di un teatro storico, per una piccola comunità, significhi anche queste cose.
    E non mi sembra proprio un risultato di poco conto.

    Il Sindaco
    Prof. Pierangelo Lombardi




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