“Pro utili gubernatione” e “ut in pace et tranquillitate
vivant”: per il buon governo e affinché (gli abitanti) possano
vivere in pace e tranquillità. Con questi propositi il 19 novembre 1419
il Vescovo di Pavia, mons. Pietro Grassi, feudatario di Stradella, presento’
alle autorità comunali e ai notabili del luogo il codice dei nuovi statuti
locali.
Il bisogno di ristabilire l’ordine pubblico dopo un periodo di violenza
e di travagli (nel 1404 Stradella fu messa a ferro e fuoco dalle truppe di Facinocane)
e, insieme, l’impegno per definire i tratti fondamentali di una precisa
e autonoma organizzazione comunitaria sono all’origine di quegli statuti.
Del resto il piccolo nucleo abitato sorto in seguito alle invasioni barbariche
sul colle di Monte Alino si era man mano esteso fino a diventare, nel XIII secolo,
il centro di commercio più importante della zona (e’ del 1200 il
privi-legio imperiale di tenere il mercato nel giorno di marte-dì). Nel
1300 l’importanza del borgo continuo’ a crescere tanto che furono
avviati i lavori per costruire una impo-nente cinta fortificata e una Rocca
inferiore, mentre l’esigenza di meglio organizzare la comunità
locale trovo’ espressione nella redazione di precise regole statutarie.
Lo “Statutum Communis Stratellae” del 1419 rivedeva accuratamente
e aggiornava gli statuti precedenti, adeguandoli alla mutata esigenza dei tempi
e della popola-zione.
Indicava gli organi di governo locali (il podesta’ e il Consiglio comunale);
precisava i criteri per essere membri della Comunita’ di Stradella; stabiliva
le regole per il commercio e l’artigianato; definiva l’assetto fondiario,
i rapporti in agricoltura, le regole per i passaggi di pro-prieta’ e per
la tutela dei prodotti agricoli; si occupava, infine dell’amministrazione
della giustizia e regolava le relazioni interpersonali.
Pur essendo il prodotto di una societa’ rurale e feudale rigidamente gerarchizzata
lo “statutum” fini’ per costituire attraverso i secoli e le
alterne vicende della storia un costante punto di riferimento per una comunita’
locale soggetta, nei secoli, a profondi mutamenti sociali e politici. Incendiata
e saccheggiata piu’ volte, con la battaglia di Pavia (1525) anche Stradella
passo’ sotto il dominio spagnolo.
Dopo decenni di decadenza economica e sociale, con la pace di Utrecht (1713)
e di Rastadt ( 1714) agli Spagnoli succe-dette la Casa imperiale degli Asburgo
d’Austria a cui si devono quelle iniziative (ammodernamento del sistema
tributario, nuovo estimo) che favorirono la ripresa economica del Borgo.
Con il trattato di Aquisgrana (1748), Stradella e il Vogherese passarono al
Regno di Sardegna. Il Borgo, che contava circa 6000 anime, posto in un favorevole
punto di incontro di traffici commerciali vide l’evolversi della propria
struttura sociale ed economica. Nacquero nuove pro-fessioni liberali mentre
il clima che doveva sfociare di li a poco nella Rivoluzione Francese non manco’
di condizionare il rapido sviluppo dei rapporti sociali, del pensiero, della
cultura, della struttura civile della so-cieta’.
La rivoluzione, prima, e la vittoria delle armi napoleoni-che, poi, introdussero
anche a Stradella quelle idee di li-berta’ e di uguaglianza che concorsero
ad alimentare il de-siderio di mutare le condizioni di arretratezza e di semifeudalismo
che ancora regolava la vita del Borgo.
Dopo l’abdicazione del re di Sardegna (1798) il popolo di Stradella insorgeva
contro il feudatario Vescovo di Pavia, invadeva la Rocca, simbolo di potere
costituito, la sac-cheggiava e piantava l’albero della liberta’.
Nel febbraio 1799 il Municipio di Stradella dichiarava la Rocca di proprieta’
comunale e ne deliberava l’abbattimento.